E' una teoria ed una pratica pedagogica, elaborata in Francia da Antoine de La Garanderie (Ampoigné, 1920).
Questi, - egli stesso allievo con difficoltà di apprendimento-, dopo aver recuperato il suo ritardo scolastico e acquisito numerosi diplomi, una volta divenuto professore di filosofia in classi di insegnamento superiore, si è interrogato sulle ragioni della riuscita o dell'insuccesso scolastico.
Ebbe l'idea, dunque, di interrogare gli allievi migliori con i quali lavorava a proposito della loro riuscita e cercò di comprendere "come" ciascuno di loro operava per prestare attenzione, memorizzare, riflettere, immaginare.
I dati raccolti nel corso delle sue esperienze "in situazione" lo hanno portato ad identificare diversi "profili di apprendimento" degli allievi, profili organizzati a partire dalle loro "abitudini mentali", le quali non sono altro che i metodi personali di lavoro di cui gli allievi non sono consapevoli ma che, nella vita scolastica, determinano dei veri e propri "comportamenti pedagogici" osservabili.
I comportamenti pedagogici individuali sono una diretta conseguenza delle "abitudini evocative"che ciascuno mette in atto per codificare le informazioni, i messaggi, i contenuti di conoscenza da acquisire. Queste "abitudini" mentali poggiano, in sintesi, su due tipi fondamentali di "supporto": il primo è uditivo ed è rappresentato dalle immagini di suoni e parole "udite" con la mente; il secondo è visivo ed è costituito da immagini "viste" con la mente.
L'evocazione nel modo visivo si appoggia su immagini visive che il soggetto rivede mentalmente; l'evocazione nel modo uditivo si appoggia su immagini uditive (suoni e parole) risentite mentalmente.
La forma di evocazione dominante favorisce o impedisce l'apprendimento a seconda della sua "somiglianza" o meno rispetto al supporto percettivo di cui si serve l'insegnante nella presentazione dell'informazione o nella richiesta di riutilizzo dell'informazione.
Secondo A. de La Garanderie, dunque,
le abitudini evocative sono all'origine delle attitudini scolastiche: la capacità scolastica non è innata ma è il risultato dell'efficacia evocativa nel riutilizzare un'informazione.
Il compito fondamentale della "pedagogia dell'evocazione" dovrebbe essere, di conseguenza, la "differenziazione" della presentazione del contenuto, la "differenziazione" delle consegne di evocazione e la diversificazione dei modi di restituzione e di controllo.
Intervista ad Antoine de La Garanderie
D. Che cosa studia la Gestione Mentale?
R. I gesti mentali.
D. Quali gesti mentali?
R. Quelli che assicurano l’attività cognitiva dell’essere umano.
D. Quali sono?R. I gesti dell’attenzione, della memorizzazione, della comprensione, della riflessione, dell’immaginazione creativa.
D. Che cosa offre lo studio di questi gesti mentali?
R. Delle descrizioni precise del modo di effettuare questi gesti mentali affinché raggiungano un buon fine; ciò significa che ogni essere umano che deciderà di seguire tali descrizioni per eseguire i propri atti legati all’attività cognitiva non potrà che portarli a buon fine.D. Come vengono ottenute queste descrizioni precise dell’attività cognitiva?
R. Con uno sforzo diretto di delucidazione,
ponendosi le seguenti domande: - Cosa rende un atto di attenzione, attento?
- Cosa rende un atto di memorizzazione, memorizzante? Etc…D.
Che cosa
permette di affermare che queste siano proprio "descrizioni", se non partono
da osservazioni dirette dei soggetti in situazione di attività cognitiva?R.
1. L’intelligibilità che le caratterizza. .
2. L’efficacia certa di chi le attua.
D. Si può parlare di "descrizione" se non si opera nel campo dell’osservazione?R. Si opera nel campo della descrizione quando si mira a descrivere un atto di attenzione che ha in sé la struttura propria dell’atto di attenzione etc…Si descrive ciò che fa sì che tale atto raggiunga il suo fine.
D. Che cosa fa la Gestione Mentale una volta che queste descrizioni sono state elaborate e comunicate?R. Interroga i soggetti per sapere come procedono per eseguire gli atti dell’attività cognitiva.D. Che bisogno c’è di preoccuparsi del modo in cui i soggetti procedono per eseguire i loro atti di conoscenza tenuto conto che ci sono comunque dei modi migliori da proporre loro?
R. Semplicemente perché i soggetti sono schiavi dei loro modi abituali di eseguire i loro atti di attività cognitive. Quindi, se tali atti non sono efficaci, i soggetti in questione, per potersene liberare, devono analizzarli prima di adottare quelli che proponiamo loro.
D. Come si procederà per liberare i soggetti e metterli in situazione di adottare validi gesti mentali di conoscenza?
R. Facendoli lavorare su questi atti nei gesti fondamentali dell’attività cognitiva per poi interrogarli sul modo in cui mentalmente hanno proceduto per eseguirli. Quindi si richiederanno a questi soggetti degli atti cosiddetti di introspezione, poiché dovranno fare riferimento a ciò che è successo nella loro coscienza nel corso del lavoro che hanno eseguito.
D. L’introspezione è stata rifiutata negli ambienti scientifici perché considerata non valida. Che cosa ha da ribattere in merito?
R. Se l’introspezione è stata rifiutata dagli ambienti scientifici (non da tutti, del resto) significa che questi si limitavano a dei criteri di puramente formali o che ignoravano l’uso che ne facevamo.
D. Potrebbe essere più preciso?
R. Tralascio le critiche puramente formali perché presentano un carattere "a priori" e l’uso che ne facciamo basta a mostrarne l’infondatezza. Pratichiamo l’introspezione come segue: soggetti, di numero variabile, vengono invitatati ad eseguire un compito mettendo in atto un gesto mentale qualsiasi dell’attività cognitiva. Li si interroga, subito dopo, con delle domande molto precise sul modo in cui si sono applicati mentalmente per eseguirlo. Si pone a tuttie la stessa domanda, si annotano le risposte di ognuno, si paragonano i risultati del compito assegnato in partenza rispetto al modo di procedere mentale che hanno messo in atto. Si confrontano le loro testimonianze. Tale modo di fare introspezione è stato riconosciuto dagli epistemologi come sperimentale, cioè come scientifico.
D. Quindi, esiste soltanto un unico modo corretto di eseguire i gesti mentali della conoscenza?
R. Esatto, ma questo unico modo corretto
non porta ad uniformarsi ad un unico principio. E’ a partire dal giusto
gesto mentale di conoscenza che le persone compongono oggetti di conoscenza
differenti. Alcune persone, infatti, compongono questi oggetti con delle
immagini mentali visive, concrete o astratte; altri con immagini mentali
sonore, di parole concrete o astratte. A partire da questo momento si avranno
delle strutture di operazioni cognitive "sfumate", cioè non immediatamente
evidenti, di cui bisogna che la persona acquisisca consapevolezza.D.
Come
si procede?
R. Sempre partendo dai compiti assegnati,
si interrogano le persone per mettere in evidenza i procedimenti che attuano
o che potrebbero o dovrebbero attuare. Questa indagine, il cui scopo è
la presa di coscienza dei mezzi impiegati per rispondere ai compiti, anche
quelli più complessi, rientra nel campo di ciò che chiamiamo
i "Profili pedagogici".
D. Che cosa apporta il profilo
pedagogico del soggetto?
R. La presa di coscienza delle procedure
che egli utilizza, a sua insaputa, in tutte quelle situazioni della sua
vita in cui è portato ad eseguire dei compiti e, in seguito, la
presa di coscienza delle procedure che egli potrebbe o dovrebbe utilizzare
per condurre l'esecuzione dei compiti a buon fine.
Pedagogia dell'attività mentale:lessico e concetti
Evocazione: è la rappresentazione mentale di ciò che è stato percepito con gli organi di senso elaborata dalla corteccia cerebrale. L'informazione, infatti, compie un determinato percorso: una volta registrata dagli organi di senso (codificazione percettiva), passa alla corteccia cerebrale (codificazione cerebrale) che la elabora sotto forma di "rappresentazione mentale". Esistono evocazioni di natura visiva e altre di natura uditiva ( non ci occuperemo per il momento di quelle olfattive, tattili, gustative, cinestesiche). Il concetto di evocazione é più limitato di quello di immagine mentale. L'evocazione é un'attività mentale che richiede lo stato di veglia per essere eseguita. I sogni sono immagini mentali ma non sono delle evocazioni. Nel processo di apprendimento, l'evocazione rappresenta una tappa intermedia: viene dopo la presentazione dell'informazione e prima della sua utilizzazione attraverso la consegna.
Abitudini evocative: E'il "modo di evocare" individuale, cioè il modo di codificare l'informazione percepita ai fini della sua preservazione, privilegiato spontaneamente fin dall'infanzia (dipenderebbe da automatismi acquisiti, secondo il modello del riflesso condizionato). E' sempre possibile acquisirne di nuove, a ogni età. Può essere di tipo visivo o di tipo uditivo. Sia il "modo di evocare" che il "tempo" di evocazione" personali sono determinanti per quanto riguarda il "modo di restituire" l'informazione. Infatti, colui che recupera spontaneamente l'informazione esponendola a sè stesso verbalmente sarà facilitato da una restituzione verbale mentre colui che codifica in immagini visive riuscirà più agevolmente a restituirla in modo grafico-pittorico o con schemi e mappe concettuali.
Famiglie evocative: Le principali evocazioni si possono raggruppare in due famiglie: quella delle evocazioni uditive ed quella delle evocazioni visive. Ognuna di queste due famiglie é divisa in due modi: il modo "diretto" e il modo "auto"
Uditivo-Diretto= A (l'evocato non contiene l'immagine mentale della propria voce)
Auto-Uditivo= AA (l'evocato contiene l'immagine mentale della propria voce)
Visivo Diretto =V (l'evocato non contiene l'immagine mentale della propria persona)
Auto-Visivo= AV (l'evocato contiene l'immagine mentale della propria persona)
Introspezione pedagogica: é l'atto di ritorno sul proprio modo di apprendere. Gli oggetti mentali sono invisibili, inudibili, impalpabili. Uno dei modi per raggiungerli per rendersene conto é l'introspezione. Considerando l'inevitabile interferenza con l'ambito psicologico, le conseguenze che verranno tratte insieme all'allievo al fine della sua riuscita saranno proposte di natura rigorosamente pedagogica, anche ai fini dell'autonomia dell'apprendimento.
(Per es. attraverso la ri-costruzione di un comportamento cognitivo: che cosa ho dovuto fare mentalmente per scrivere questa relazione?....Con quali evocazioni: parole scritte, schemi, discorsi interiori, scene....ecc..? )
Dialogo pedagogico: è il dialogo che l'insegnante porta avanti con gli allievi per aiutarli a "guardarsi dentro". E'quindi lo strumento di accompagnamento all'introspezione pedagogica al fine di fare prendere coscienza, ai discenti, delle loro risorse mentali, delle modalità di esecuzione dei loro gesti mentali per fare dire loro come sono riusciti a svolgere una consegna scolastica e per condurli a prendere consapevolezza sia delle strategie mentali attivate sia di quelle necessarie per integrarle o compensarle. Il fine è quello rendere espliciti i diversi tipi di strategie mentali e di consentire agli allievi di scegliere quale di questi è più produttivo per loro.
Operazioni mentali (gesti mentali)sono le principali "attività mentali" chiamate in causa nelle attività di apprendimento: attenzione, memorizzazione, comprensione, riflessione, immaginazione.Un loro utilizzo funzionale può essere insegnato.Il gesto mentale é un programma di funzionamento mentale diretto da uno dei seguenti progetti:
1.Trasformare in evocazione ciò che si per percepisce con i 5 sensi = attenzione;
2.Collocare l'evocato nell'immaginario dell'avvenire = memorizzazione;
3.Confrontare (andata e ritorno) il percepito con il suo evocato = comprensione,
4.Confrontare l'evocato del percepito con evocati installati precedentemente = riflessione;
5.Ricercare e provocare l'inedito, l'imprevisto ricercare in ciò che é visto o sentito ciò che può essere visto o sentito modo diverso =immaginazione.
Abbiamo due forme di immaginazione:
Se l'alunno non ha una buona vista o ha una cattiva percezione uditiva, la sua capacità di attenzione é immediatamente diminuita. Per tutte le anomalie della vista la tecnologia, per apportare le correzioni necessarie, é molto sviluppata. Non molto tempo fa un bambino fu giudicato debole mentale perché non riusciva ad imparare a leggere. ...aveva semplicemente bisogno di un paio di occhiali!
Le anomalie della vista sono più facilmente individuabili e correggibili rispetto a quelle dell'udito per varie ragioni. Una prima ragione é dovuta alla differente natura del messaggio scritto rispetto a quello parlato. Una parola scritta resta e permette all'alunno di accorgersi delle sue eventuali difficoltà di percezione. Una parola detta non resta e, se non é stata percepita, poteva essere stato a causa di una distrazione dell'alunno? Spesso, inoltre, in caso di difficoltà di comprensione da parte dello studente l'adulto ripete la frase, rallentandone la pronuncia ed aumentandone il tono, senza immaginare che questo può servire proprio a compensare e a coprire un'eventuale difficoltà uditiva.
Inoltre le protesi acustiche sono lontane dalla perfezione di quelle visive
Se l'efficacia correttiva delle protesi acustiche fosse paragonabile a quelle della vista senz'altro ci si preoccuperebbe di più di analizzare e diagnosticare tutte le possibili difficoltà uditive e si insisterebbe maggiormente sulla gravità dell'handicap scolastico di cui sarebbero la causa.
Un alunno che non percepisce bene le parole tenta continuamente di ridirsele mentalmente per verificare l'esattezza della sua percezione ma in questo modo accumula un forte ritardo sul discorso dell'insegnante che, ignaro delle difficoltà del suo alunno, prosegue la sua spiegazione.
Accertata una buona percezione, o corretta quella alterata, occorre fare in modo che la percezione senza attenzione (vedere/sentire) diventi percezione con attenzione (guardare/ascoltare)
La percezione senza attenzione serve come trampolino per percepire con attenzione. Se cade questa tensione la mente non può più essere attenta, sia nel caso che si perda nel labirinto delle cose viste (o sentite) ma delle quali nessuna é guardata (o ascoltata) sia che venga assorbita nell'identità della cosa guardata (o ascoltata) al punto di perdersi dentro essa.
Attenzione: Guardare o ascoltare con il progetto di trasformare le percezioni in immagini mentali (costruzione dell'evocato), cioò di rivedere o riascoltare mentalmente il percepito
Il processo dell'attenzione si attiva fra due oggetti: uno é l'oggetto stesso al quale si deve prestare attenzione :guardare la frase scritta alla lavagna, e l'altro é l'oggetto di distrazione: vedere il volo di un uccello fuori dalla finestra, oppure ascoltare la frase pronunciata dall'insegnante e sentire il canto di un uccello (l'attenzione si attiva e si mantiene nel continuo passaggio dal visto non guardato al visto guardato o dal sentito non ascoltato al sentito ascoltato) Queste distrazioni sono in realtà al servizio dell'attenzione in quanto, tale periodo di tempo, serve al soggetto per la costruzione dell'evocato: fare esistere mentalmente, sotto forma di immagine mentale (visiva od uditiva), l'oggetto percepito costituisce la struttura del gesto mentale dell'attenzione.
Il progetto dell'attenzione é il passaggio all'esistenza mentale del percepito, in presenza dell'oggetto percepito stesso. (in pratica soccorre effettuare un avanti e indietro fra l'oggetto percepito e la sua immagine mentale)
Memorizzazione: é il passaggio all'esistenza mentale del percepito (evocato) e alla sua permanenza anche in assenza dell'oggetto stesso percepito, con il progetto di conservare e richiamare l'evocato per una sua utilizzazione futura. Per fare questo occorre sapere ed immaginare in anticipo la situazione di utilizzazione dell'informazione (si conserva la memoria solo per, e dentro, un avvenire immaginato)
Comprensione: la comprensione é il gesto mentale che ha il progetto di dare significato alla cosa percepita, di interrogarsi, di saper spiegare o saper applicare. L'intuizione/costruzione del significato scaturisce dai confronti e dagli aggiustamenti che il soggetto realizza tra il percepito e l'evocato di questo percepito. (In pratica si devono praticare delle andate e ritorno tra il percepito e gli evocati di confronto che vengono installati) Esistono due tipi di progetto di comprensione:
C'é ri-flessione poiché c'é un ritorno, a partire dal problema, alla legge o alla regola che deve essere evocata; poi occorre applicare ( flettere ) la regola al problema stesso per cercare di dedurne la risoluzione
Riflessione di un visivo: trae maggio beneficio da una modalità induttiva (dall'osservazione del particolare al generale)
Riflessione di un uditivo: trae maggior beneficio da una modalità deduttiva (dal principio generale, legge o regola, al particolare, all'esempio)
Immaginazione: E' un gesto mentale. che si distingue dalla fantasticheria per la presenza di un progetto, quello di provocare e accogliere l'inatteso, ricercando in ciò che si é visto, ciò che può essere visto in altro modo, in ciò che si é sentito; ciò che può essere inteso in altro modo.
Esistono due grandi tendenze dell'immaginazione, quella degli scopritori e quella degli inventori. Per questo gesto, la strategia uditiva e visiva sono specifiche.
Le costanti
Le costanti sono degli indicatori del funzionamento mentale delle abitudini evocative visive o uditive Ogni abitudine evocativa ha le sue costanti che sono molto vicine alle modalità di trattamento delle informazioni da parte dei due emisferi cerebrali
Le abitudini evocative uditive si avvalgono delle seguenti costanti:
I parametri 1 e 2 (P1 e P2) raggruppano delle operazioni dette "semplici" nelle quali il soggetto riproduce senza trasformare il contenuto
P1= evocazione del quotidiano: delle cose, degli esseri, delle scene, delle persone
P2=evocazione delle parole (ortografia lessicale) delle cifre,, di ciò che si sa a memoria: in modo automatico, meccanico.
I parametri 3 e 4 (P3 e P4) raggruppano delle operazioni dette "complesse" nelle quali il soggetto trasforma un contenuto,
P3=evocazione dei principi e delle relazioni: leggi di causa-effetto, principi di conseguenza , della logica, del ragionamento....ecc..
P4=evocazioni di completamento, di prolungamento, di innovazione.
Induzione: E' un'iniziativa mentale complessa che va dal particolare al generale, dall'esempio alla generalizzazione (Es. in biologia l'osservazione del particolare induce la formulazione della legge generale)
Deduzione: E' un procedimento mentale complesso che va dal generale al particolare, dalla regola alla sua applicazione (Es. in matematica dalla formula o legge generale deduco la risoluzione del caso particolare, del problema)
Progetto: Indica una direzione consapevole, data dall'attività mentale, per l'esecuzione dei gesti mentali. (La realizzazione di un gesto mentale é sempre sottesa ad un progetto)
Pedagogia di sostegno:
è costituita non dalla ripetizione semplificata delle basi di una determinata disciplina ma da un esame più approfondito e generale dei metodi personali di lavoro degli alunni.
Osservazione pedagogica:
è l'indagine sul modo in cui gli allievi lavorano, cioè sui metodi personali di lavoro, che possono essere differenti e non efficaci per tutti.
Diagnosi ed addestramento pedagogico:
sono i mezzi da mettere in atto per aiutare gli allievi ad adattarsi ai loro compiti scolastici.
La diagnosi pedagogica non serve a dedurre una inabilità ma mostra quali siano i parametri gestiti e, quindi, inferisce le capacità e le incapacità scolastiche che ne sono la conseguenza. Il suo ruolo è fondamentalmente positivo.
L'addestramento pedagogico non è
una terapeutica ma l'insieme degli esercizi che sono destinati a sviluppare
o a rendere gestibili i parametri pedagogici "non gestiti" dall'allievo.
Les cahiers pédagogiques
* Les travaux d’Antoine de La GARANDERIE
sur la gestion mentale reposent sur la NOTION D’EVOCATION.
Il ne suffit pas de percevoir pour
comprendre et mémoriser. Il faut aussi se redonner mentalement le
message reçu.
* Trois types d’OBSTACLES à
l’intégration de ces travaux:
1 - Communs à toute nouveauté:
- réactions affectives de
défense (interprétation en fonction de ce que nous savons
déjà). Les plus grandes âmes sont capables des plus
grands vices et des plus grandes vertus. DESCARTES
- La rigidité de nos schémas
de pensée
- Le manque de consensus: AVANZINI:
" L’immobilisme n’est pas menacé.... immobilisme et novation varient
dans le même sens. "
2 - Les obstacles spécifiques
- L’introspection: elle rappelle
l’examen de conscience ou l’auto-critique; l’auto-analyse s’intéresse
au COMMENT et non au POURQUOI.: Comment pensez-vous à telle chose?
Et non Qu’est-ce que cvous en pensez?
- L’entrée dans la BULLE
PROXEMIQUE: crainte de s’approcher trop près (peur d’être
indiscret). Nécessité d’une tierce personne Michel SERRES,
du médiateur de FEURSTEIN, de la ZPD de Lev Vygotsky.
- L’inconscient poubelle: 2 conceptions
de l’inconscient s’opposent
. une héritée du freudisme
(inconscient = cloaque, poubelle du refoulé)
. l’autre qui veut montrer que le
cerveau et l’affectif ont stocké une foule de stratégie et
d’apprentissages oubliés qu’il est possible de rendre conscients.
Stratégies et apprentissages transposables à des situations
nouvelles (pour lesquelles ils seraient des remédiations).
3 - Les difficultés techniques
à situer l’évocation: une approche trop rapide des Tx de
DE LA GARANDERIE empêche de déterminer le profil d’apprentissage.
. Le choix du vocabulaire qui doit
être simple pour être accesible sans dictionnaire. En gestion
mentale, on s’attache à la direction donnée à l’activité
mentale, aux différents supports et aux démarches utilisées
avant de s’intéresser aux contenus.
Antoine DE LA GARANDERIE se sert
des qualités auditives et visuelles pour QUALIFIER LE CODAGE INTERIEUR,
les façons de se redonner mentalement le perçu.
. La confusion entre PERCEPTION
ET EVOCATION: " je ne peux rien retenir si je ne l’ai écrit ou vu
écrit, c’est donc visuel ". Non cela indique tout au plus un besoin
d’appropriation.
. La confusion entre EVOCATION et
RESTITUTION: " Puisque je fais toujours des plans, des schémas,
j’ai donc un foctionnement visuel ". NON, on peut tout aussi bien dessiner
les idées que l’on s’est données mentalement, les mettre
en plan organisé, que recopier le plan tout imprimé mentalement.
. La confusion entre COMPETENCE
et MODE DE FONCTIONNEMENT: Extrapolation courante: " Si je suis physionomiste,
si j’ai une bonne mémoire des lieux, c’est que j’ai des images dans
la tête et que je suis de la famille visuel ".
. La confusion entre sujet à
traiter et mode de fonctionnement: s’il est vrai que la perception est
plus facile à coder mentalement quand le support perceptif correspond
au canal de codage (ex: pour un sujet qui évoque visuellement, une
image est plus facilement codée), ce n’est pas pour autant que les
professeurs de mathématique ou d’arts plastiques évoquent
visuellement et qu’en histoire il faut un fonctionnement auditif.
. La méprise entre le début
et la fin du cheminement mental.
Bibliografia:
Testi scritti da A. de La Garanderie editi da: Le centurion/Bayard éditions1) Les profils pedagogiques, 1980
(I profili pedagogici, scoprire le attitudini scolastiche, La nuova Italia, 1991 )
2)Pédagogie de moyens d'apprendre, 1982
3)Le dialogue pédagogique avec l'élève, 1984
4) Comprendre et imaginer, 1987
5)Défense et illustration de l'introspection, 1989
6)Pour une pèdagogie de l'intelligence, 1990
7) La motivation, 1991
8) L'intuition, 1995
Presso altri editori
1) Critique de la raison pédagogique, Nathan 1997
2) Une pedagogie de l'entraide, Editions
Ouvrières, 1974
Opere di A. de La Garanderie scritte in collaborazione
1)Tous le senfants peuvent reussir
Antoine de La Garanderie & Genevieve Cattan, La Centurion, 1988
2)On peut tous toujours reussir
A. de La Garanderie & Elisabeth Tingry, Bayard Editionsa, 1991
3)Reussir ça s'apprend
A. de La Garanderie & Daniel Arquie, Bayard Editions, 1994
Di altri autori
1)Jean-Paul Chich, Michelle Jacquet, Nadette Merieué, Michele Verneyre
"La Pratica Pedagogica della gestione Mentale"
Ed. del Cerro (1996 )
(Tit. orig."Pratique Pedagogique de la Gestion Mentale" Ed.Retz ,1991)
In rete:
Materiali e documenti tratti dal sito:
http://www.comune.modena.it/scuole/cavour/gmintro.html
Traduzioni a cura di Ermanno Taracchini
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