Alberto Masala

Alfabeto di strade

(e altre vite)

Alberto Masala
Alfabeto di strade (e altre vite)
Il Maestrale, 2009

A cura di Giancarlo Porcu

Prefazione di Alberto Bertoni

pagg.216; Euro 16,00





 

 

Fino a poco tempo fa Alberto Masala scansava le vie editoriali: il suo cammino era ed è quello della poesia orale, un percorso che l'ha portato a calcare nobili palchi internazionali, dividendo la scena, fra gli altri, con Jack Hirshman o Gregory Corso. Le marcate qualità vocali di questa poesia non ne limitano l'efficacia nel travaso alla stampa, perché è parola di robustezza concettuale e di rara intenzione ritmica. E poi Masala è davvero poeta in bilico fra scritto e orale, e per questo la sua storia può dirsi scandita da un alfabeto di strade. Da qui il titolo sotto il quale si raccoglie finalmente una vasta scelta di una produzione che parte dai due impegnati libretti-poemetti "Taliban" e "Nella casa del boia", passa per una selezione di singoli pezzi composti nell'arco di un trentennio, per arrivare alle "altre vite" del sottotitolo: quelle degli autori scomparsi con cui Masala ha dialogato e continua a dialogare, solidale; una comunità che supera tempi e geografie (Lucrezio, Majakovskij, Artaud, Vicinelli, Pasolini, Atzeni...) riunita in un ideale "condominio". Infine, il volume presenta la produzione in sardo del poeta, concepita per il tradizionale "canto a tenore."

 

 

 

Alfabeto di strade (e altre vite) a cura di Giancarlo Porcu è uscito per il Maestrale.
La prefazione è di Alberto Bertoni, la Nota all’edizione e sulle rime sarde è di Giancarlo Porcu.
La selezione, che offre un panorama sulla mia scrittura negli anni, è divisa in due sezioni e cinque parti:

LIBRETTI
un paio di libretti ormai introvabili. Fra tutti, quelli di sorte più fortunata, come Taliban, uscito anche in edizione statunitense e francese, o Nella casa del boia (In the executioner's house), uscito finora solo negli USA. Ambedue hanno l'introduzione di Jack Hirschman.

ALFABETO DI STRADE
- la leggerezza [1987-1993, 12 testi] di venti o trent'anni fa… cercando coraggio.
- il ritmo [1985-2004, 12 testi] della poesia di strada, quando ancora rifiutavo la pubblicazione su carta… e si creda che non è facile per me vedere linearizzato ciò che è stato concepito come canto, voce, fino alla percussione… ho davvero compiuto uno sforzo di coercizione.
- il condominio [8 testi], un dialogo infinito colto allo stato attuale: il più facile da scegliere perché evidentemente generato già nella stesura cartacea.
- a tenore [9 testi], canti in sardo, prevalentemente d'occasione, che nella loro forma tradizionale mostrano quale sia la mia vera formazione prescolastica: la grande eredità della poesia sarda cantata, quella che rende conto immediatamente ai propri ascoltatori, e nella quale sono stato allevato naturalmente fin da bambino: infatti è il sardo la mia prima lingua.

C'è anche una Nota dell’autore da cui riporto uno stralcio:

"Dovevo scegliere. E, malgrado me stesso, ho scelto. Queste poesie e non altre… anzi, più che scelto, ho lasciato che sopravvivessero al loro naturale e congenito superamento. Un gesto che rasenta la generosità, dato che non insisto nell'amare ad oltranza ciò che scrivo.
Senza zappa sui piedi: ho serena consapevolezza che la scrittura, almeno la mia, sia una propaggine, un sunto di esistenza… di esistenze, che velocemente sa distaccarsi dalle miserie del corpo che l'ha provocata. Non ne soffro: sono fermamente convinto che l'unica cosa buona sia quella che ancora non ho scritto. E cerco di conservare questa tensione che forse mi permetterà di continuare a cercare finché vivo. Non rinnego niente, ma sono già oltre da subito: la santificazione appartiene a coloro che fanno della poesia una forma di realizzazione o di rappresentazione. Io ne faccio necessità e strumento per praticare autonomia interiore, coltivarne la tensione, poterla testimoniare, e non essere punito per questo.
Penso che le fasi della poesia siano quattro, e non abbiano necessariamente una corrispondenza anagrafica: l’infanzia, in cui ci entusiasmiamo ricopiandone i colori; l’adolescenza, in cui dobbiamo affermare l'essere siglando le nostre tags sull'anima; la maturità, in cui la forma ci incanta. La più pericolosa, quella che agita lo spettro della fama… e sappiamo bene che la fama è un cecchino che tira sul narciso, un terreno dove i più cadono e ne muoiono annoiandoci con la loro morte; e finalmente l’oltre, l'età della scrittura senza età, quella che non può parlare in nostro nome. È a questa che ci rivolgiamo, in questa possiamo celebrare la festa dell'alleggerimento dall'io, dove i poeti che ci hanno preceduti ci stanno già osservando".

http://www.albertomasala.com/



L'autore

Approfondimenti su Vocidalsilenzio:

Poesie (da Mediterranea)

siamo pronti a parlare perché… (Scrittori contro la legge Bossi-Fini)

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Taliban (scheda bibliografica)

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