Atti del Quarto Convegno Nazionale
Culture e letteratura della migrazione - "Città identità culture"

Ferrara 15 - 16 aprile 2005

 

The back of the moon L’altra faccia della luna
di Valentina Acava Mmaka

 

Il filosofo francese Jean Grenier, nel suo poema filosofico Isole scrive che esiste in ogni vita, particolarmente al suo inizio, un attimo che decide tutto. Se dovessi ritrovare nella mia memoria quell’attimo che decide tutto, direi che è stato l’incontro con Francis Sisulu, uno di quegli eroi nascosti che vivono nella Storia, quella stessa che spesso esclude le straordinarie storie di vita di esseri impegnati a dare un volto ad una umanità che si deumanizza sotto il peso di certe idee.

Spesso prende consistenza nella mia mente l’immagine di una bambina di poco più di sette anni. E quanto più il tempo si dilata stiracchiando le ali e la memoria allunga il passo per paura di perdersi nell’oblio, tanto più quell’immagine si afferma con decisione, risvegliando sentimenti mai sopiti É vestita con un grazioso abito marrone a motivi floreali verde e arancio, le maniche corte a campana orlate di merletto bianco, un paio di sandali color caffè e i capelli raccolti in due code laterali, fermate con elastici decorati con fiori di stoffa. Vedo quella bambina, è accanto ad una donna alta e robusta. É sua madre, avvolta in un camice bianco con l’orologio appuntato sul taschino e vicino a lei c’é un uomo, magro, capelli corti dal taglio ordinato, che indossa un cappello grigio, pantaloni marroni e camicia bianca. Si chiama Francis, è nero. Non avrebbe alcun senso questa precisazione in un contesto diverso, se non fosse che quella bambina e la madre, bianche, vivono in Sud Africa. É una mattina di Agosto, l’aria frizzante degli altipiani punge le narici. La madre della bambina e Francis si stringono la mano, lei lo ha curato all’ospedale dei neri dove presta volontariato. Grazie a lei, dopo due mesi di fisioterapia, a seguito di un brutto incidente, Francis ha riacquistato completamente l’uso del braccio destro. Adesso può finalmente tornare a lavorare in fabbrica e continuare ad essere il sostegno per la sua numerosa famiglia. Sono lì, sulla porta dell’ospedale, in congedo l’uno dall’altra, lui la ringrazia, lei sorride compiaciuta, entrambi vorrebbero festeggiare questa guarigione. Un desiderio scontato… sarebbe perfettamente normale, se i protagonisti di questa storia non si trovassero, per una coincidenza arbitraria dettata dal destino, a vivere in Sud Africa negli anni Settanta. Per molti questo dato potrebbe non avere un particolare significato, ma in quel periodo la macchina della repressione, sopravvissuta per decenni incarnandosi in quel mostro chiamato segregazione razziale o più comunemente apartheid, si manifesta ancora sotto le forme più subdole e crudeli.
Secondo le leggi oscure del tempo, la bambina, sua madre e Francis Sisulu, ovvero bianchi e neri, non potevano neppure bere un bicchiere di aranciata insieme. Trent’anni fa non c’era alcun locale pubblico che avrebbe potuto consentire loro, diversi nell’aspetto per il colore della pelle, ma uguali in quanto esseri umani e uniti da sentimenti comuni, di condividere un momento di gioia e comunione. Tutti i sentimenti che li popolavano dovevano restare confinati entro le pareti del loro sentire, nel silenzio segreto dei loro cuori, ammanettati da uno stato di polizia che fondava i suoi principi sulla stupida presunzione di superiorità della razza bianca, imitando, senza troppe differenze le enclavi del nazismo.
Francis non manifestava alcun rancore per quella situazione assurda, per certi versi grottesca, alla quale sembrava essersi abituato, come intere generazioni prima di lui. Nella clandestinità della sua hokkie dipingeva, e per questo aveva imparato a sviluppare una percezione della realtà "superiore": i neri come lui erano the back of the moon, l’altra faccia della luna, - sosteneva mostrando il dorso della mano - quella nascosta, buia, scura, ma che un giorno avrebbe steso il suo velo luminoso nell’oscurità del cielo. Occorreva solo un altro po’ di pazienza, del resto il suo popolo era nato con l’obbligo alla pazienza!
Quella mattinata nel mio ricordo iniziò e si concluse con una stretta di mano, cui seguì una banconota di pochi rand lasciata scivolare nella mano della madre di quella bambina in abito marrone. Era il dono di Francis, perché lei potesse brindare con la figlia al successo della sua guarigione.
Da quel giorno alla bambina con le codine e il vestito marrone restarono ben impressi sia la mano di sua madre che stringeva con rispetto quella banconota donata con amore e gratitudine, sia il volto fiero e rassicurante di Francis Sisulu, che il tempo avrebbe sempre trasportato con la fedeltà di un amico.
Da quel giorno una domanda cominciò insistentemente a peregrinare nella sua mente: «perché?»
Una domanda elementare, che trovò risposta nelle pieghe della sua esistenza solo tanti anni dopo, una volta diventata donna. Poté allora constatare, con i suoi stessi occhi, che "l’altra faccia della luna" aveva steso il suo ampio lenzuolo sull’immensa notte che per troppo tempo aveva oscurato la storia di un popolo, rivelando tutta la sua promessa di splendore.
In un giorno di primavera di vent’anni dopo, in un Sud Africa libero dalle manette della segregazione, quella bambina e Francis Sisulu si sono incontrati e con la normalità che accompagna i gesti quotidiani riconosciuti a due vecchi amici, sono entrati in un locale ed hanno brindato alla memoria dei tempi passati e ad un nuovo successo, con quel bicchiere di aranciata rimasto confinato in una banconota lasciata scivolare nella mano di sua madre e in una speranza.
Quella bambina è la donna che oggi racconta questa storia, e con certezza può affermare che nell’incontro di primavera di vent’anni più tardi, "l’altra faccia della luna" ha avuto la possibilità di svelarsi senza dover dare spiegazioni, sicura del fatto che nessuna amicizia può essere confinata nella prigione di un’idea.


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