Sommario sezioni

sei in: index > ARCHIVIO: Legislatura 2009 - 2014 > Gruppo Partito democratico > Resca Giulia > Attività della consigliera > Molto preoccupati, inquieti e avviliti - giovani e precariato - 13/11/2009
salta i contenuti principali a vai al menu

Molto preoccupati, inquieti e avviliti - giovani e precariato

Archivio legislatura 2009 - 2014
Molto preoccupati, inquieti ed avviliti. Questi sono i termini che un’altissima percentuale di ragazze e ragazzi italiani utilizza per descrivere come vedono loro stessi e l’Italia rispetto al futuro rispondendo ad una ricerca da poco condotta da Anci Giovane. Quel che incide di più è la concomitanza di tre fattori di disagio: la precarietà e bassi salari, le dinamiche dell’equilibrio e della facilità di vita che toccano elementi come il caro prezzi e la crisi finanziaria, e problemi strutturali dell’Italia che attendono alla doppia dinamica dell’investire sul futuro e del diminuire i disagi del presente.
Quindi la precarietà del lavoro è ciò che spaventa maggiormente, anche più della disoccupazione stessa, perché il precariato è un insieme di fattori discriminanti –durata del rapporto del lavoro, compenso e trattamento previdenziale, sicurezza sociale, diritti, eccetera– che insieme connotano la compressione dei diritti del lavoratore e soprattutto intaccano la qualità della vita in termini di progettualità personale e sociale.
Quando nel 2003 il legislatore nazionale introdusse una costellazione di nuove forme contrattuali, alcune delle quali dal nome e dal contenuto esotico come il job sharing o il job on call, ci disse che lo faceva perché la flessibilità per l’accesso e la mobilità nel mercato del lavoro è la migliore risposta alla creazione di nuovi posti di lavoro e alle esigenze di imprenditori e lavoratori trovando nuovi punti di equilibrio tra domanda e offerta.
Ma oggi non abbiamo davanti alcuna forma di flessibilità: il precariato è ben altro. Se la mobilità consente al lavoratore di investire su una professione o comunque costruire una propria carriera tra settori diversi, aziende o in esperienza diversificate all’interno dello stesso ente o azienda, accrescendo il proprio valore professionale senza perdere i benefici maturati, il precariato è, al contrario, costituito da una serie di contratti che non cumulano nel tempo vantaggi economici o professionali e quindi non contribuiscono alla facilità d'impiego ed alla professionalizzazione, bensì sgretola il percorso lavorativo in una sequela di impieghi poco remunerati e poco professionalizzanti.
Precari sono i lavoratori a termine, quelli assunti in particolar modo con contratto a tempo determinato e con contratto di somministrazione, ma anche i lavoratori autonomi atipici: il popolo delle prestazioni occasionali, dei contratti a progetto e delle partite IVA (che spesso sono aperte per far sì che la parte datoriale non abbia alcun vincolo previdenziale nei confronti del lavoratore).
La categoria dei precari è quella dei lavoratori più deboli, che raccoglie scarsa solidarietà anche da coloro che sono più e meglio garantiti, soprattutto in un momento così delicato e drammatico. Il posto fisso è una chimera, e probabilmente qualcosa che non si intende più rincorrere per le generazioni più giovani. Abbiamo il dovere allora di chiedere una riforma degli ammortizzatori sociali, in modo da garantire tutela a chi oggi non ne ha alcuna.
Su quanti siano oggi in Italia i lavoratori che possano essere definiti come precari ci sono discussioni e polemiche in atto. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a giugno si presentò a Porta a Porta chiedendo di smorzare i toni sul tema crisi e lavoro precario… perché nessuno è nella condizione oggi di dover dire “abbiamo fame” e c'è la cassa integrazione per i precari, così come per i lavoratori a progetto. Queste considerazioni vennero fatte a pochi giorni dall’allarme lanciato dal Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi che segnalava il dato stimato di 1,6 milioni di lavoratori dipendenti e parasubordinati senza diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento.
Tralasciando la polemica, per ovviare alla mancanza di qualsiasi copertura per alcune tipologie di precari, fra le misure a sostegno del reddito l'articolo 19 del decreto legge 185/2008 c.d. “anticrisi” stabilisce l'erogazione di una somma "una tantum" a favore dei collaboratori a progetto iscritti esclusivamente alla gestione separata del lavoro autonomo e che abbiano perso il lavoro. Per il solo anno 2009 un’altra norma stabilisce che tale somma è valutata al 20% del reddito percepito nell’anno precedente a quello di riferimento. Già dal 2010 l’una tantum verrà ridimensionata al 10% del reddito. Per percepire l’una tantum il reddito di riferimento deve essere compreso nella fascia tra i 5.000 e i 13.819 euro e rientrare entro una serie di altri vincoli. In tal modo si rende questa misura forfettaria di sostegno al reddito quantificabile soltanto tra i 1.000 e i 2.764 euro solo per il 2009 e destinabile ad una minima parte di lavoratori a progetto.
Nella normativa governativa anticrisi un’ulteriore forma di sostegno è stata assicurata erogando, per tre mesi, l’indennità di disoccupazione ordinaria agli apprendisti con almeno tre mesi di anzianità aziendale che vengono licenziati, Va segnalato tuttavia che i contratti di apprendistato sono assai meno di quel che si pensi.
A queste considerazioni va collegato il tema del lavoro sommerso. Sono sempre più i ragazzi oggi privi di un’alternativa per ottenere un’occupazione e quindi disposti a lavorare fuori da ogni forma contrattuale. E’ questo un elemento critico che viene acuito dalla situazione di crisi in atto. Lavoratori cassintegrati o con un monte ore ridotto, giovani sulla soglia del mondo del lavoro che cercano di fare qualche esperienza, ma anche persone extra-europee per le quali, in particolare dopo l’approvazione del c.d. pacchetto sicurezza si prospettano drammaticità ulteriori senza che ci sia una regolarizzazione da parte del datore di lavoro: sono forme che nei casi estremi rasentano un’autentica forma di schiavitù.
Questo è solo un contributo informativo e di carattere generale, ma il Consiglio Comunale di lunedì 9 novembre sulla crisi finanziaria, economica e del lavoro doveva anche servire per arricchire il nostro patrimonio di conoscenze e la nostra consapevolezza del problema. Anche in una sede di amministrazione decentrata è opportuno sollevare tematiche di carattere nazionale: la comunità è fatta di pezzi la cui forma è definita oltre le dinamiche cittadine e locali e sensibilizzare il dibattito ferrarese su questioni che discendono direttamente dall’assetto nazionale è atto di buon senso e necessario.


Ultima modifica: 30-01-2013
REDAZIONE: Gruppo Partito Democratico
EMAIL: gruppo-partitodemocratico@comune.fe.it
salta le informazioni sul Comune di Ferrara e vai al sommario delle sezioni di questa pagina
COMUNE DI FERRARA
Piazza del Municipio, 2 - 44121 Ferrara
Centralino: +39 0532 419111
Fax: +39 0532 419389
Codice fiscale: 00297110389