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sei in: index > ARCHIVIO: Legislatura 2009 - 2014 > Gruppo Partito democratico > Resca Giulia > Attività della consigliera > Pillola RU486 e rispetto del diritto alla salute - 21/04/2010
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Pillola RU486 e rispetto del diritto alla salute

Archivio legislatura 2009 - 2014
Dall'1 aprile 2010 in Italia è possibile distribuire e fare richiesta nelle farmacie ospedaliere della pillola RU486, farmaco utilizzato da oltre venti anni in molti paesi europei, oggi commercializzato in tutti i Paesi UE salvo qualche sporadico caso (Polonia, Lituania, e nei Paesi in cui l'aborto è ancora vietato Malta, San Marino, Irlanda).
L'Italia si adegua, finalmente, con un gesto di civiltà al resto d'Europa.
Tuttavia, all'indomani dalle elezioni regionali, due governatori appena eletti, Cota in Piemonte e Zaia in Veneto, annunciavano di voler vietare l'uso di questo farmaco nei territori da loro amministrati.
Immediatamente è stato sollevato, anche da illustri esponenti della maggioranza al Governo, che non si poteva scavalcare una legge nazionale (la legge 194/78 che regola l'interruzione volontaria della gravidanza) con provvedimenti regionali, che possono invece intervenire solo sull'eventuale assunzione in ricovero o in day-hospital della persona che decide di sottoporsi a questo trattamento sanitario. La questione però non può essere risolta solo dal punto vista giuridico. Il dibattito nato da dichiarazioni dettate solo dal bisogno di ringraziare qualche grande elettore, è politico e sta manifestando in questi giorni quali conseguenze abbia comportato. Dal 7 aprile 2010 infatti è partita la somministrazione del farmaco, ma questo non sta avvenendo in modo uniforme su tutto il territorio nazionale generando confusione, polemiche e trattamenti diseguali per chi ne fa richiesta.
L'interruzione volontaria di gravidanza è una scelta che è nella disponibilità di una donna. Ognuna sceglie per sé, il punto da tenere fermo è proprio quello di garantire che questa decisione sia presa in piena coscienza. E quasi sicuramente, anche senza conoscere di ogni singola esperienza, è comprensibile che ciò avvenga non senza sofferenza. Oggi viene data alla donna la possibilità di affrontare una ulteriore scelta: in quale modo compiere un gesto che comunque la segnerà e le lascerà una ferita per la vita.
Quello che "indispettisce" è l'arroganza con cui c'è chi si arroga il diritto di voler decidere per qualcun altro, addirittura immaginandosi che, a chi "nega la vita" sia giusto condannare ad una punizione -si infligga il dolore fisico perché la pena psicologica non è sufficiente!- anche dove è possibile evitarlo.
L'arcispedale Sant'Anna di Ferrara è stato, tra i primi in Regione, sede di sperimentazione triennale dell'interruzione volontaria di gravidanza per via farmacologica, dal 2006 a fine 2009. Questo deve essere motivo di sincero orgoglio per la nostra comunità perché ha consentito all'organismo preposto a stabilire la diffusione nazionale della RU486, l'Aifa, di decidere rispettando e promuovendo il diritto alla salute, senza condizionamenti ideologici.


Ultima modifica: 30-01-2013
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