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sei in: index > ARCHIVIO: Legislatura 2009 - 2014 > Gruppo Partito democratico > Talmelli Alessandro > Attività del consigliere > Considerazioni sull'aumento dell'addizionale Irpef - 02/12/2011
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Considerazioni sull'aumento dell'addizionale Irpef

Archivio legislatura 2009 - 2014
Il Consiglio Comunale nella seduta di martedì 29 novembre 2011 ha approvato la delibera di aumento dell’addizionale comunale IRPEF: tra le tante azioni intraprese dalla Giunta dall’inizio della consigliatura oltre ad essere la più dolorosa è certamente quella che i nostri concittadini comprenderanno meno.
Proprio per quest’ultimo motivo è necessario svolgere un’operazione 'verità', di cui i consiglieri del PARTITO DEMOCRATICO (ma non solo…) dovranno farsi carico, capace di inquadrare l’aumento dell’addizionale comunale IRPEF all’interno di un progetto più ampio e responsabile.
Come ha fatto presente l’Assessore Marattin non si può non cominciare a parlare di questa delibera senza prescindere dalla situazione economico-finanziaria del nostro Paese: ormai da lungo tempo l’Italia, come molte altre nazioni occidentali, fatica ad innestare una marcia adeguata a macinare sviluppo e crescita che garantirebbero migliori condizioni di vita (lavoro, redditi, consumi, produzione, utili, tassazione…) e sostenibilità della finanza pubblica, il tutto in un quadro di equità sociale e fiscale. Il nostro Paese, rispetto a molti altri, trova maggiori difficoltà per l’enorme debito pubblico che drena in continuazione risorse per pagare gli interessi.
Il precedente Governo, per far fronte al repentino recente acuirsi della crisi, ha partorito un decreto legge più volte emendato che contiene una manovra economica sicuramente poderosa nella dimensione, ma certamente scarsa dal punto di vista della strutturalità degli effetti, alquanto iniqua rispetto al peso caricato sulle diverse articolazioni dello Stato, incapace di coniugare bene il necessario rigore con l’esigenza di sviluppo.
Il primo aspetto riguarda i tagli imposti a Regioni, Province e Comuni, che tradotto significa il taglio che si produrrà ai servizi offerti ai cittadini. In particolare, per quanto riguarda i Comuni, il Decreto 78 dello scorso anno, il Decreto 98 di luglio e il Decreto 138 di agosto hanno portato i tagli ad un livello insostenibile: in totale, tra tagli dei trasferimenti e riduzioni di possibilità di spesa, fanno 23,86 miliardi di euro di sacrifici imposti ai Comuni in 4 anni! Stiamo parlando di quasi 50.000 miliardi delle vecchie lire.
A queste cifre folli a carico dei Comuni si sommano tagli di pari importo per le Regioni e le Provincie: va da sé che con questi numeri sarà insostenibile garantire i servizi sino ad ora offerti con fatica dagli Enti territoriali ai propri cittadini.
Ci sono livelli dello Stato ove la spesa pubblica in questi anni è proliferata, non si è mai fermata, ha proseguito la sua corsa, ovvero i Ministeri, si tratta di spesa non per investimento, ma spesa corrente. Sul comparto “Ministeri”, però, non è stato preso nessun provvedimento serio per controllare, frenare e ridurre la spesa. Lo Stato deve decidersi a fare i conti con le inefficienze ministeriali, gli alti costi del centralismo burocratico e della politica nazionale! Il problema sta però nel manico: chi deve decidere dove tagliare è anche il responsabile della spesa che affoga lo Stato. Un esempio delirante proprio di questi giorni è rappresentato dalla cosiddetta Legge Mancia presentata dal senatore della Lega Nord GARAVAGLIA ovvero 150 milioni riservati ai parlamentari da destinare ai propri collegi elettorali: la Lega che s’atteggia a partito virtuoso e paladino dell’anti-casta si rivela ancora una volta il più “castale” di tutti.
Il paradosso più incomprensibile è che i tagli maggiori colpiscono quei comuni come Ferrara che ha investito ingenti risorse nel sociale, sulla scuola pubblica, sulla scuola dell’infanzia. Un settore che è addirittura preso da esempio da altre realtà locali, un ramo che seppur rigoglioso e fiore all’occhiello di questa amministrazione viene fatto pesare come un ramo secco dal governo appena caduto il quale allo stesso tempo ha elargito somme di denaro enormi a Comuni socialmente molto meno virtuosi (vedi Catania e Taranto) solo perché amministrati da politici da tutelare a fini elettorali. Tutto diventa più drammatico. L’unica chance che ci è data è quella, dopo aver fatto in questi ultimi anni un vero e proprio risanamento nei bilanci comunali di cui bisogna dare atto alla giunta guidata dal Sindaco Tiziano Tagliani, l’unica chance dicevo è quella della leva fiscale, dell’aumento delle addizionali IRPEF, delle tariffe dei servizi, ecc. Il che significa che comunque è il cittadino e la famiglia a rimetterci: o avendo meno servizi di quanto ne avesse prima, o pagando di più per avere gli stessi servizi di prima.
Un Amministratore locale, un Sindaco, non può non essere inquieto e tormentato dagli effetti che questa manovra avrà sulla sua gente, perché – come ho tentato di spiegare – è sulla gente comune (quella onesta, che lavora, che paga le tasse) che si scaricherà il peso di questa manovra: tagli alle agevolazioni fiscali, tagli ai servizi o in alternativa aumento dei balzelli. Se questa manovra porterà la gente comune a spendere meno ciò comporterà – in ultima istanza – che ci saranno altri posti di lavoro a rischio. E anche questa sarebbe una grande preoccupazione per chi amministra le città. Badate bene che la ragione che ha visto moltissimi Sindaci di ogni colore politico uniti nella protesta contro una manovra che ammazza l’autonomia locale, il livello istituzionale dello Stato più vicino ai cittadini, è la consapevolezza che istituzioni e politica sono due cose diverse, che non vanno confuse. Quando un Sindaco è tale veste la maglia della propria città, non quella del partito di appartenenza, perché ciò che conta è tutelare l’interesse dei propri cittadini.
Proprio per l’operazione VERITA’ che richiamavo all’inizio va detto che il principio che ha guidato il sacrificio richiesto ai nostri concittadini si è ispirato all’equità e alla progressività: chi dichiara di più partecipa in maniera maggiore al sostegno dei servizi offerti, infatti l’aumento è diverso a seconda dello scaglione di reddito imponibile. Secondo un calcolo approssimativo possiamo stimare infatti che:
per i redditi fino a 15.000,00 euro l’aumento è pari a 1 euro al mese;
fino a 28.000,00 l’aumento è pari a 4 euro al mese;
fino a 55.000,00 l’aumento è pari a 9 euro al mese;
fino a 75.000,00 l’aumento è pari a 13 euro al mese.
Non facciamo l’errore però di considerare questi aumenti irrisori, non parliamo per piacere di giochini su cui divertirsi nel capire eventuali alternative (se mai ci fossero): pensiamo piuttosto che tutto questo avviene nel contesto che ho illustrato pocanzi, in cui la crisi economica sta mettendo in ginocchio le aziende e le famiglie italiane.
Il sacrificio che si chiede serve da una parte per salvaguardare i servizi ai cittadini, dall’altra per mantenere alta la qualità della vita nella nostra città: ecco io spero che tutto ciò serva in un futuro prossimo a restituire in particolare alle famiglie più bisognose il sacrificio richiesto con questa delibera confortati anche dal cambio di Governo che, come molti osservatori dicono, rappresenterà una nuova fase di “coesione territoriale e sociale”, in cui il dialogo e la concertazione diventeranno i capisaldi delle necessarie ulteriori manovre.
Ultima modifica: 30-01-2013
REDAZIONE: Gruppo Partito Democratico
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